LA NOSTRA RISPOSTA ALL’ULTIMA BUFALA, ALL’ENNESIMA FAKE NEWS STORICA

All’inizio di aprile, il “giornalista” del Il Giornale di Vicenza Emilio Garon, ci ha contrattato per avere un giudizio su due documenti e su una tessera di riconoscimento, che abbiamo potuto visionare in originale e farne copia. C’ha anche chiesto se, analizzati i documenti, potevamo rilasciargli un’intervista e fornirgli notizie riguardanti i personaggi e i fatti citati.

Il 12 aprile, gli abbiamo fatto pervenire quanto richiesto:

– Sul dott. Vittorio Manuzzato (firmatario dei documenti), abbiamo accertato che è stato Sindaco di Dueville (esattamente il 3° sindaco provvisorio nominato dal Comitato di Liberazione locale, e in carica dal dicembre ’45 alle elezioni amministrative del marzo ’46), ma anche sottolineato i nostri dubbi sull’autenticità della Tessera di riconoscimento, da dove risulterebbe partigiano del Battaglione “Campagnolo”, Brigata “Mameli”. Certo è che comunque non ha mai ricoperto alcun incarico di comando.

– Sul Gruppo Autonomo Giustizia e Libertà di Dueville, oltre a non averlo mai sentito nominare, certamente non è un gruppo partigiano aderente alle formazioni “Giustizia e Libertà” (facenti capo al Partito d’Azione), né tanto meno ad altra formazione riconosciuta dal Corpo Volontari della Libertà, aderente al Comitato di Liberazione Nazionale.

– Sui nomi riportati nei documenti di Giustino Nicoletti e della sig.ra Candia (madre della staffetta Eleonora Candia “Nora” da Vicenza, staffetta di Mario Malfatti “Giorgio”, comandante del Comando Militare Provinciale di Vicenza), gli abbiamo segnalato che sono persone ben note della Resistenza Vicentina, e abbiamo allegato una breve scheda personale. Scheda personale anche su Carmelo Enea Amato, altro personaggio ben noto alle cronache, ma in quanto commissario prefettizio, segretario del partito fascista repubblicano e comandante delle brigate nere a Dueville e Sandrigo, con cui ha partecipato anche al rastrellamento del Grappa.

– Viceversa, nessuna notizia siamo riusciti a trovare su Lorenzo Canale, cittadino americano, fatto secondo il Manuzzato, espatriare in Svizzera; nome a noi sconosciuto, come pure i partigiani, Giuseppe Pontefisso da Polegge, e Giovanni Sembastian da Bassano.

– Isaia Frazzini e Giuseppe Pasciutti, sono invece due dei partigiani del Battaglione “Campagnolo” della Brigata “Mameli”, caduti a Dueville la mattina del 27 aprile.

– Anche Giulio Gattere (commissario del 2° Distaccamento), Silvio Manuzzato, Domenico Berti, Remo Sanson e Secondo Sanson, sono patrioti o partigiani del Btg. “Campagnolo”; l’ultimo di loro, Secondo Sanson, non ha ricoperto alcun incarico di comando. Anche di loro è stata fornita breve scheda personale.

– Una segnalazione e una scheda a parte ha meritato invece Ultimio Bortolo Parise detto “Bìsiga” che, milite della GNR Ferroviaria e ausiliario della BN di Dueville (con cui ha partecipato anche al rastrellamento del Grappa), risulta tra i due uomini risparmiati dai tedeschi nella strage all’Osteria “alla Berica” di Dueville, ma perché repubblichino e non certo perché partigiano come vorrebbe far credere il Manuzzato.

– Gli abbiamo anche allegato una breve sintesi delle vicende che hanno interessato Dueville negli ultimi giorni di guerra (27-29 aprile ’45), nonché dove ricercare la nostra ricostruzione più approfondita e dettagliata della vicenda, con i riferimenti ai documenti, alle testimonianze e alle fonti su cui si basa la nostra ricerca (www.studistoricianapoli.it).

Infine, sui due documenti su cui ci è stato chiesto un giudizio, abbiamo tratto queste considerazioni: – Il primo documento, cioè la richiesta alla Commissione Regionale Triveneta per il riconoscimento delle qualifiche partigiane (organismo dalla Repubblica Italiana – Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito alla fine del ’46), se mai è stata presentata, non poteva comunque avere alcun seguito positivo. Infatti, la richiesta di riconoscimento della qualifica di partigiani alle persone menzionate, era inutile, in quanto tale qualifica era già stata concessa. Qualche dubbio solo sulla qualifica di Vittorio Manuzzato. Se viceversa, la richiesta alla Commissione mirava ad ottenere il riconoscimento ufficiale del “Gruppo Autonomo Giustizia e Libertà”, tale richiesta non poteva essere accolta perché non era compito della Commissione, ma bensì del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà, aderente al Comitato di Liberazione Nazionale. Riconoscimento che comunque non poteva essere concesso dopo che i reparti partigiani erano stati ufficialmente sciolti (giugno ’45). In conclusione, pensiamo che tale richiesta non fosse altro che il tentativo, un po’ goffo, ma soprattutto tardivo, di ottenere solo qualifiche gerarchiche di comando, utili solo per legittimarsi politicamente nel nuovo corso democratico. – Il secondo documento, titolato “Azione di Dueville”, sembra impostato essenzialmente per irrobustire la richiesta precedente. Di fatto, il racconto è così confuso e inesatto da lasciare chiaramente capire che chi lo ha scritto non ha assolutamente partecipato agli avvenimenti.

Il 19 aprile, ci siamo incontrati per la seconda volta con il “giornalista”, dove abbiamo conosciuto i contenuti dell’articolo che voleva pubblicare. Una bozza che abbiamo subito contestato sia nel merito che nel contenuto. Semplicemente e in estrema sintesi: non esponeva correttamente quanto da noi sostenuto, nonché per l’eccessiva enfasi con cui, secondo noi, descriveva i due documenti, probabilmente originali, ma altrettanto convintamente ingannatori nel loro contenuto. Dal successivo scambio di idee, era scaturito l’accordo che avrebbe apportato modifiche sostanziali all’articolo, nonché la promessa che prima di consegnarlo a Il Giornale di Vicenza, ce l’avrebbe nuovamente sottoposto per un giudizio finale. Venerdì 20 aprile, dopo aver tentato tutto il giorno di metterci in contatto con il “giornalista”, alle 17:00 ci chiama lui, comunicandoci che l’articolo lo aveva già consegnato la notte prima. Ovvia la nostra immediata diffida a coinvolgere il nostro Centro Studi in questa operazione stile “Gianpaolo Pansa”. Abbiamo saputo successivamente, che, dopo la rottura della collaborazione con noi, il nostro “giornalista” ha tentato di contrattare altri studiosi, come tra l’altro gli storici Sonia Residori e Antonio Trentin, biografo di Toni Giuriolo, ma ancora senza alcun successo. Non riusciva proprio a trovare nessuno che gli “reggesse il moccolo”, cioè convalidasse in qualche modo il valore storico di quei documenti, dando così un alone di affidabilità all’articolo.

Giovedì 26 aprile, abbiamo invece trovato un’intera pagina de Il Giornale di Vicenza dedicata a questa “fake news storica”. Ma non solo. Infatti, per riempire la pagina povera di contenuti, e usati come “specchietti per le allodole” in un articolo che nulla centra con la loro storia, abbiamo trovato riferimenti e foto di Rinaldo e Mary Arnaldi, miti della Resistenza Vicentina, nonché il riferimento a 23 partigiani morti nell’Operazione Hannover (ricordata come la Battaglia di Granezza, ma durata dal 4 al 15 settembre ’44), dove si sbaglia persino il numero dei Caduti: 23, invece dei 40.
Infine, una precisazione personale su quello che mi si attribuisce nell’articolo: il sottoscritto Pierluigi Dossi, non ha avanzato dubbi sul valore storico di quei documenti, ma gli ha convintamente definiti delle “bufale”, delle “fake news” storiche.

Per il Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli”
Pierluigi Dossi Busoi