L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia 1943/1945 – Il Vicentino

Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia  e l’ Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Provincia di Vicenza “Ettore Gallo”

www.straginazifasciste.it

Convegno:

ATLANTE DELLE STRAGI NAZISTE E FASCISTE IN ITALIA NEL 1943 – 45 La MAPPA DEL VICENTINO

Vicenza, 26 aprile 2016 – Sala Stucchi di Palazzo Trissino

 

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LA NOSTRA RISPOSTA ALL’ULTIMA BUFALA, ALL’ENNESIMA FAKE NEWS STORICA

All’inizio di aprile, il “giornalista” del Il Giornale di Vicenza Emilio Garon, ci ha contrattato per avere un giudizio su due documenti e su una tessera di riconoscimento, che abbiamo potuto visionare in originale e farne copia. C’ha anche chiesto se, analizzati i documenti, potevamo rilasciargli un’intervista e fornirgli notizie riguardanti i personaggi e i fatti citati.

Il 12 aprile, gli abbiamo fatto pervenire quanto richiesto:

– Sul dott. Vittorio Manuzzato (firmatario dei documenti), abbiamo accertato che è stato Sindaco di Dueville (esattamente il 3° sindaco provvisorio nominato dal Comitato di Liberazione locale, e in carica dal dicembre ’45 alle elezioni amministrative del marzo ’46), ma anche sottolineato i nostri dubbi sull’autenticità della Tessera di riconoscimento, da dove risulterebbe partigiano del Battaglione “Campagnolo”, Brigata “Mameli”. Certo è che comunque non ha mai ricoperto alcun incarico di comando.

– Sul Gruppo Autonomo Giustizia e Libertà di Dueville, oltre a non averlo mai sentito nominare, certamente non è un gruppo partigiano aderente alle formazioni “Giustizia e Libertà” (facenti capo al Partito d’Azione), né tanto meno ad altra formazione riconosciuta dal Corpo Volontari della Libertà, aderente al Comitato di Liberazione Nazionale.

– Sui nomi riportati nei documenti di Giustino Nicoletti e della sig.ra Candia (madre della staffetta Eleonora Candia “Nora” da Vicenza, staffetta di Mario Malfatti “Giorgio”, comandante del Comando Militare Provinciale di Vicenza), gli abbiamo segnalato che sono persone ben note della Resistenza Vicentina, e abbiamo allegato una breve scheda personale. Scheda personale anche su Carmelo Enea Amato, altro personaggio ben noto alle cronache, ma in quanto commissario prefettizio, segretario del partito fascista repubblicano e comandante delle brigate nere a Dueville e Sandrigo, con cui ha partecipato anche al rastrellamento del Grappa.

– Viceversa, nessuna notizia siamo riusciti a trovare su Lorenzo Canale, cittadino americano, fatto secondo il Manuzzato, espatriare in Svizzera; nome a noi sconosciuto, come pure i partigiani, Giuseppe Pontefisso da Polegge, e Giovanni Sembastian da Bassano.

– Isaia Frazzini e Giuseppe Pasciutti, sono invece due dei partigiani del Battaglione “Campagnolo” della Brigata “Mameli”, caduti a Dueville la mattina del 27 aprile.

– Anche Giulio Gattere (commissario del 2° Distaccamento), Silvio Manuzzato, Domenico Berti, Remo Sanson e Secondo Sanson, sono patrioti o partigiani del Btg. “Campagnolo”; l’ultimo di loro, Secondo Sanson, non ha ricoperto alcun incarico di comando. Anche di loro è stata fornita breve scheda personale.

– Una segnalazione e una scheda a parte ha meritato invece Ultimio Bortolo Parise detto “Bìsiga” che, milite della GNR Ferroviaria e ausiliario della BN di Dueville (con cui ha partecipato anche al rastrellamento del Grappa), risulta tra i due uomini risparmiati dai tedeschi nella strage all’Osteria “alla Berica” di Dueville, ma perché repubblichino e non certo perché partigiano come vorrebbe far credere il Manuzzato.

– Gli abbiamo anche allegato una breve sintesi delle vicende che hanno interessato Dueville negli ultimi giorni di guerra (27-29 aprile ’45), nonché dove ricercare la nostra ricostruzione più approfondita e dettagliata della vicenda, con i riferimenti ai documenti, alle testimonianze e alle fonti su cui si basa la nostra ricerca (www.studistoricianapoli.it).

Infine, sui due documenti su cui ci è stato chiesto un giudizio, abbiamo tratto queste considerazioni: – Il primo documento, cioè la richiesta alla Commissione Regionale Triveneta per il riconoscimento delle qualifiche partigiane (organismo dalla Repubblica Italiana – Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito alla fine del ’46), se mai è stata presentata, non poteva comunque avere alcun seguito positivo. Infatti, la richiesta di riconoscimento della qualifica di partigiani alle persone menzionate, era inutile, in quanto tale qualifica era già stata concessa. Qualche dubbio solo sulla qualifica di Vittorio Manuzzato. Se viceversa, la richiesta alla Commissione mirava ad ottenere il riconoscimento ufficiale del “Gruppo Autonomo Giustizia e Libertà”, tale richiesta non poteva essere accolta perché non era compito della Commissione, ma bensì del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà, aderente al Comitato di Liberazione Nazionale. Riconoscimento che comunque non poteva essere concesso dopo che i reparti partigiani erano stati ufficialmente sciolti (giugno ’45). In conclusione, pensiamo che tale richiesta non fosse altro che il tentativo, un po’ goffo, ma soprattutto tardivo, di ottenere solo qualifiche gerarchiche di comando, utili solo per legittimarsi politicamente nel nuovo corso democratico. – Il secondo documento, titolato “Azione di Dueville”, sembra impostato essenzialmente per irrobustire la richiesta precedente. Di fatto, il racconto è così confuso e inesatto da lasciare chiaramente capire che chi lo ha scritto non ha assolutamente partecipato agli avvenimenti.

Il 19 aprile, ci siamo incontrati per la seconda volta con il “giornalista”, dove abbiamo conosciuto i contenuti dell’articolo che voleva pubblicare. Una bozza che abbiamo subito contestato sia nel merito che nel contenuto. Semplicemente e in estrema sintesi: non esponeva correttamente quanto da noi sostenuto, nonché per l’eccessiva enfasi con cui, secondo noi, descriveva i due documenti, probabilmente originali, ma altrettanto convintamente ingannatori nel loro contenuto. Dal successivo scambio di idee, era scaturito l’accordo che avrebbe apportato modifiche sostanziali all’articolo, nonché la promessa che prima di consegnarlo a Il Giornale di Vicenza, ce l’avrebbe nuovamente sottoposto per un giudizio finale. Venerdì 20 aprile, dopo aver tentato tutto il giorno di metterci in contatto con il “giornalista”, alle 17:00 ci chiama lui, comunicandoci che l’articolo lo aveva già consegnato la notte prima. Ovvia la nostra immediata diffida a coinvolgere il nostro Centro Studi in questa operazione stile “Gianpaolo Pansa”. Abbiamo saputo successivamente, che, dopo la rottura della collaborazione con noi, il nostro “giornalista” ha tentato di contrattare altri studiosi, come tra l’altro gli storici Sonia Residori e Antonio Trentin, biografo di Toni Giuriolo, ma ancora senza alcun successo. Non riusciva proprio a trovare nessuno che gli “reggesse il moccolo”, cioè convalidasse in qualche modo il valore storico di quei documenti, dando così un alone di affidabilità all’articolo.

Giovedì 26 aprile, abbiamo invece trovato un’intera pagina de Il Giornale di Vicenza dedicata a questa “fake news storica”. Ma non solo. Infatti, per riempire la pagina povera di contenuti, e usati come “specchietti per le allodole” in un articolo che nulla centra con la loro storia, abbiamo trovato riferimenti e foto di Rinaldo e Mary Arnaldi, miti della Resistenza Vicentina, nonché il riferimento a 23 partigiani morti nell’Operazione Hannover (ricordata come la Battaglia di Granezza, ma durata dal 4 al 15 settembre ’44), dove si sbaglia persino il numero dei Caduti: 23, invece dei 40.
Infine, una precisazione personale su quello che mi si attribuisce nell’articolo: il sottoscritto Pierluigi Dossi, non ha avanzato dubbi sul valore storico di quei documenti, ma gli ha convintamente definiti delle “bufale”, delle “fake news” storiche.

Per il Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli”
Pierluigi Dossi Busoi

Atto costitutivo

Associazione Partigiani & Volontari della Libertà

Sezione “Livio Campagnolo” – Montecchio Precalcino (Vi)

SEZIONE UNITARIA

dell’Ass. Naz. Partigiani d’Italia

dell’ Ass. Naz. Volontari della Libertà

dell’Ass. Nazionale ex Deportati Politici

dell’Ass. Nazionale ex Internati Militari e Reduci dalla Prigionia

Sede: Via Stivanelle, 10 – 36030 – Montecchio Precalcino (Vi) – Tel. cel. 348. 3580316


L’11 Febbraio 2005, si è costituita una nuova Associazione che ambisce a riunire tutti i Combattenti della Guerra di Liberazione (8 Settembre 1943 -25 Aprile 1945), tutte le loro Associazioni e tutte le generazioni successive che si richiamano ai valori dell’Antifascismo democratico.

Questa nuovo sodalizio è dedicato a Livio Campagnolo; un doveroso omaggio al primo Partigiano ucciso a Montecchio Precalcino, e a ricordo che con il suo nome si fregiò un reparto partigiano operante nel nostro territorio, il Battaglione “Livio Campagnolo”.

Questa nuova realtà associativa è aperta, a pieno titolo, non solo ai Partigiani e ai Patrioti ma a tutti i “Resistenti” della Guerra di Liberazione: i Combattenti in reparti del Regio Esercito Italiano che, dopo l’8 settembre 1943, si opposero ai nazifascisti; i Combattenti in reparti del Corpo Italiano di Liberazione, che lottarono al fianco degli anglo-americani; i Combattenti dell’Arma dei Carabinieri, che fedeli al loro giuramento, in servizio o in clandestinità, si batterono per la libertà della Patria; i Combattenti italiani nella Resistenza Europea (Russia, Jugoslavia, Albania, Grecia, Francia), che seppero con le loro sofferenze riscattare l’aggressione fascista a paesi ai quali ci legano tradizioni comuni di libertà e di amicizia; gli I.M.I., cioè i Combattenti del Regio Esercito “Internati” nei campi nazisti che ebbero la forza di dire NO! alla sola idea di tornare in guerra al fianco dei nazifascisti; i “Lavoratori coatti” in Germania e ai “Deportati Politici” nei lager nazifascisti.

La nuova Associazione è altresì aperta alle nuove generazioni di Antifascisti democratici, interessati a continuare l’opera di salvaguardia della memoria, nonché di difesa e affermazione di quei valori di Libertà, Giustizia, Eguaglianza tra tutte le persone, di Solidarietà sociale e di Pace, che hanno trovato consacrazione nella nostra Costituzione Repubblicana.

L’Associazione ha come obiettivi:

  • garantire la continuità della Festa del 25 Aprile – Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e della nascita della società democratica; e della Giorno della Memoria -in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
  • stimolare la visita e la conoscenza, soprattutto dei giovani, dei “luoghi della memoria”;
  • collaborare con la Scuola, al fine di predisporre itinerari didattici che portino a riscoprire il patrimonio di principi e di valori su cui si fonda la nostra convivenza civile e sociale; stimolare la Scuola ad una doverosa ricerca e salvaguardia della “memoria”, non solo sugli avvenimenti storici che hanno caratterizzato la Lotta Antifascista e di Liberazione e la nascita della nostra Repubblica, ma anche e soprattutto, sottolineando i valori che hanno ispirato tale lotta e che hanno trovato consacrazione nella nostra Costituzione;
  • ridare slancio all’attività di ricerca storica, sia come conoscenza e salvaguardia di un nostro grande patrimonio culturale, sia come deterrente contro ogni tentativo di “revisionismo storico” proteso a diffondere tesi strumentali; l’obiettivo più ambizioso dell’Associazione è certamente quello di consolidare l’attività del Centro Studi Storici “Giovanni Anapoli”.

L’emblema dell’Associazione è ovviamente il “tricolore”, simbolo della vita democratica della nazione e dell’unità della nostra Patria, il quale è:

  • decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “sul campo”, ottenuta in combattimento dal Partigiano Giuseppe “Pino” Anzolin, della Divisione Italiana “Garibaldi” in Jugoslavia, e di una Medaglia di Bronzo al Valor Militare “alla Memoria” ottenuta dal Comandante Partigiano Giuseppe Lonitti, della Brigata “Loris”, Divisione “M. Ortigara”, caduto in combattimento a Montecchio Precalcino il 29 Aprile 1945;
  • porta, ricamato in caratteri d’oro, la scritta “A.N.P.I. -A.N.V.L. -A.N.E.D. _ A.N.E.I. Sezione “Livio Campagnolo” Montecchio Precalcino” e undici stelle a ricordo indelebile dei nostri “undici Caduti per la Libertà”: Livio Mario Campagnolo, fu Valentino, cl. 1922, Partigiano, ucciso dai fascisti a Preara il 20 Aprile 1944; Pietro Campana, fu Andrea, cl. 1909, Fante del 31° Reggimento, Div. “Regina”, disperso in combattimento nell’isola greca di Scarpanto, durante gli scontri avvenuti con reparti tedeschi dopo l’8 Settembre 1943; Luigi Chemello, fu Roberto, cl. 1925, I.M.I. deceduto per grave malattia contratta in prigionia il 6 Maggio 1949, presso l’Ospedale Civile di Thiene; Antonio Francesco Dall’Osto “Toni”, fu Rita, cl. 1922, Comandante Partigiano, ferito a morte durante la liberazione di Torino e deceduto il 2 Maggio 1945; Guerrino Dall’Osto, fu Antonio, cl. 1903, Carabiniere, deceduto il 23 Settembre 1943 presso l’ospedale Militare di Verona; Mario Giaretta, fu Faustino, cl. 1924, I.M.I., “Internato” nello Stammlager VI/A Hemer- Isetrlhon, Wehrkreis VI, presso Müster, in Germania e deceduto il 23 Novembre 1944; Gaetano Gnata, fu Bortolo, cl. 1917, Carabiniere, disperso in combattimento il 7 Luglio 1944 a Santa Domenica d’Albona, in Istria, contro reparti partigiani jugoslavi; Giuseppe Lonitti, fu Bortolo, cl. 1920, Megaglia di Bronzo al V. M., Comandante Partigiano caduto in combattimento a Montecchio Precalcino il 29 Aprile 1945; Giuseppe Mussi, fu Vittorio, cl. 1919, Marinaio, disperso in mare il 9 Settembre 1943, a seguito dell’affondamento da parte tedesca della Corazzata “Roma”, ammiraglia della flotta italiana; Peruzzo Massimiliano, fu Massimiliano, cl. 1919, I.M.I., “Internato” nel Stommlager XVII/A Kaisersteinbruch, Wehrkreis XVII, presso Vienna, in Austria e disperso il 10 Marzo 1945. Riposa nella “fossa comune” del Cimitero Militare Italiano di Reiferdorf, presso Mauthausen; Giuseppe Saccardo, fu Girolamo, cl. 1926, Partigiano e “Deportato politico” nel lager di Leihtmberg, in Germania, caduto durante la liberazione del campo il 21 Aprile 1945;
  • l’Associazione e il suo “Tricolore”, si sono presentati ufficialmente alla popolazione di Montecchio Precalcino, il 23 Aprile 2005, in occasione della Cerimonia ufficiale per il 60° Anniversario della Liberazione; le due “Madrine” e il primo Alfiere dell’Associazione e del suo “Tricolore” sono: la Sig.a Bortoli Maria Rosa “Rosina” (cl. 1926), vedova del Comandante Partigiano Giuseppe Gnata – Comandante di Squadra della Brigata “Loris” -Divisione “Monte Ortigara”; la Sig.ina Dossi Francesca Flavia (cl. 1993), nipote di sei Partigiani (Dott. Francesco Urbani “Pat”, Dott. Antonio Urbani “Gatto”, Luisa Urbani Vedovello “Juna”, Dott. Roberto Vedovello “Riccardo”, Dott. Pierluigi Urbani “Pipi” e Flavia Domitilla Urbani Dossi “Doremi”), di due Patrioti (Dott. Alessandro Urbani e Francesco Bortoli) e di tre “Internati” in Germania (Modesto Bortoli, Emilio Pauletto e Silvano Trabaldo); il Sig. Marangoni Gaetano “Straie”(cl. 1925), Alpino e Partigiano combattente, Comandante di Squadra, già in forza alla 2° Divisione Partigiana Giustizie e Libertà “Masia”- 6° Brigata “Sterzi”, con zona operazioni nell’Oltrepò Pavese montano. Con il suo reparto ha partecipato alla creazione della “Zona Libera di Varzi” (Settembre ’44) e al successivo “Rastrellamento dei Mongoli” (Nov. ’44 -Gen. ’45), alla “Battaglia delle ceneri” (Febbraio ’45) e alla conseguente liberazione di tutto l’Oltrepò Pavese montano (Marzo ’45); il 24 Aprile partecipa alla liberazione di Pavia e il 26 di Milano.